Notti d’Oriente

– Dunque siamo d’accordo? 

– Certo, Sergio. Poi avremo modo di definire i dettagli una volta rientrati in Italia, in presenza dei rispettivi avvocati.

– Come vuole la prassi.

Una decisa stretta di mano, sorriso d’intesa tra galantuomini, e ognuno per la sua strada. 

 

Il mio flute di Chardonnay, ormai tiepido, mi accompagna verso il bancone del bar. Il bicchiere sul bancone stesso, lo sgabello che accoglie i miei nervi desiderosi di relax, il barista che si avvicina a me, con rinomata discrezione: 

– Ben ritrovato, Signor V., cosa le servo? – Durante la serata ci siamo approcciati più volte, tanto da ridurre i nostri intimi spazi.

– Ciao, Liang…è arrivato quel momento che ti ho preannunciato. Si festeggia! – Gli dico con un’arrogante aria di soddisfazione.

– Bene! Sono felice per lei. Le preparo subito l’ordine. – Ribatte con espressione neutrale, come suggerisce il bon ton.

– Si, ma attenzione a trattenere l’entusiasmo! – Concludo con ironia.

 

Immagini posteriori la cena di Gala scorrono e si susseguono e trascinano con sé gli ultimi attimi di quella meravigliosa serata, ricca di soddisfazioni e altamente remunerativa. 

Guardo gli ultimi invitati andar via o riprendere la strada verso le proprie stanze: qualcuno un po’ brillo, alcuni semplicemente stanchi, altri carichi di passione che trascinano letteralmente le proprie compagne (o presunte tali) con un preciso richiamo a quegli istinti animaleschi innati in noi uomini, ereditati dai nostri parenti preistorici.

 

Certamente la mia condizione fisica e psicologica non è del tutto integra. Barcollando, riesco a tirar fuori il mio portacarte di credito, consegnarlo a Liang e ordinargli di prendere la carta al mio posto, per sentirmi poi rimproverare che è tutto compreso nel prezzo…cosa che ovviamente già sapevo. 

Sentivo i sensi lasciarmi pian piano in balìa dell’ignoto, i freni inibitori sempre più allentati, la mia giacca miracolosamente sulla sedia accanto al letto della mia stanza, ed io ero evidentemente su quel letto se riuscivo a vederla. Ma come mai ero convinto di trovarmi ancora nella grande sala dell’hotel? Perché adesso sono senza scarpe e con la camicia che si sta aprendo senza l’ausilio delle mie mani?! Già, perché quelle mani erano di Ping, ora sempre più nitida davanti ai miei occhi, che mi aveva portato in camera e aveva evitato un imbarazzante momento di goliardia (o almeno spero), dettato dai fumi dell’alcol.

 

– Perché non resti a dormire qui?

– Perché temo che potresti vomitare tutta la cena su di me.

– Perché non vieni in Italia con me, domani?

– Sono lusingata dell’offerta, ma ti ricordo che sono la direttrice di questo posto. Sai, io ho delle responsabilità…

– (Ridendo di gusto a quelle parole) Da qui si evince che non conosciamo affatto…

Un po’ interdetta dalla mia reazione, Ping lascia che il sonno mi catturi, senza più occuparsi del mio eventuale benessere notturno, in termini di comodità. 

L’ultima cosa che riesco a sentire è… Buonanotte, stronzo! 

Solo l’idea che un’imprecazione simile sia scaturita da una donna così compita, ligia al dovere e legata alle tradizioni, mi aiuta a dormire in maniera divertita e serena.

 

Ore 11.45 di un martedì nuvoloso. Il volo è in perfetto orario. Arriverò in Italia alle 13.45 di martedì stesso, dopo 9 ore di viaggio: il fascino del fuso orario.

Tante le emozioni che hanno reso ancora più pesante il mio bagaglio, felice di trasportarlo al solito bar sotto casa, verso quella familiare carambola, pronto ad incontrare Edoardo e gli altri. C’è una nuova avventura da raccontare.

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